Noi di Harpo verdepensile riteniamo che il miglioramento continuo della nostra offerta di sistemi-prodotto debba fondarsi su un costante aggiornamento tecnico e su una solida cultura della sostenibilità ambientale. Per questo abbiamo fondato Harpo Academy, un’iniziativa strutturata di formazione professionale rivolta a progettisti, tecnici, agenti e partner, con l’obiettivo di diffondere conoscenze aggiornate, strumenti operativi e visioni innovative nei molteplici ambiti che caratterizzano il nostro settore: dal verde pensile alle infrastrutture verdi, dai materiali tecnici agli aspetti normativi e procedurali.

Le attività della Academy si svolgono anche in collaborazione con gli Ordini professionali, per garantire percorsi qualificati e coerenti con le esigenze dei professionisti. Harpo Academy promuove inoltre la divulgazione tecnico-culturale attraverso strumenti editoriali come il nostro magazine digitale, nato per favorire la diffusione della cultura delle Nature-Based Solutions (NBS) e contribuire alla crescita di una progettualità sempre più consapevole e integrata.
La nostra idea di formazione non si limita all’offerta esterna: è anche un impegno interno costante, fondamentale per mantenere alta la qualità del confronto tecnico e rafforzare la nostra capacità di dialogo con i diversi attori della filiera. In quest’ottica, abbiamo recentemente organizzato – insieme all’arch. Angela Panza, Energy and Sustainability Consultant, – un momento di alta formazione rivolto al nostro team, con un focus specifico sui Criteri Ambientali Minimi (CAM) e sull’applicazione del principio DNSH (Do No Significant Harm) nello specifico per i capitolati tecnici dei progetti finanziati dal PNRR.
All’incontro ha preso parte anche il prof. Alberto Barbaresi dell’Università di Bologna, nostro partner in molti progetti di ricerca e sviluppo. Nella stessa occasione, l’arch. Caterina Gargari ha approfondito i temi relativi a LCA (Life Cycle Assessment) e EPD (Environmental Product Declaration), strumenti chiave per la valutazione ambientale di prodotti e sistemi già oggetto di un approfondimento dedicato pubblicato sul nostro blog.
In questo contributo – breve sintesi dell’incontro – ci soffermeremo, in un’ottica di condivisione di competenze, sui contenuti proposti dall’arch. Angela Panza.
CAM, DNSH e adattamento climatico: un approccio integrato per la progettazione sostenibile del verde in ambito urbano

I Criteri Ambientali Minimi (CAM) rappresentano da anni uno strumentofondamentale nella normativa italiana per orientare la sostenibilità ambientale soprattutto nelle opere pubbliche e negli appalti. Nati per assicurare che i progetti, le costruzioni e le forniture pubbliche rispondano a requisiti di efficienza e tutela ambientale, i CAM fissano parametri tecnici, procedure di verifica e limiti ambientali per diverse categorie di intervento, compresi quelli dedicati al verde urbano e alle infrastrutture verdi.
In particolare, il CAM Verde definisce requisiti specifici per la progettazione, realizzazione e gestione del verde pubblico e privato, ponendo l’attenzione su aspetti quali la permeabilità del suolo, l’utilizzo di specie autoctone, la gestione sostenibile delle risorse idriche e la manutenzione a basso impatto ambientale. Questo strumento è stato concepito per indirizzare la transizione verso città più verdi, resilienti e sostenibili, integrando pratiche che riducono l’impatto ambientale degli interventi e migliorano la qualità della vita urbana.
CAM: un approccio multidimensionale per la sostenibilità
I CAM non si limitano a definire requisiti tecnici puntuali, ma si rivolgono a quattro ambiti fondamentali che costituiscono le principali fonti di impatto ambientale di un progetto. Innanzitutto, c’è il territorio circostante l’intervento, dove si valutano aspetti come la conservazione del suolo, la biodiversità, la qualità dell’acqua e il microclima urbano. La tutela e valorizzazione del contesto territoriale rappresentano un presupposto indispensabile per la sostenibilità.
In secondo luogo, il cantiere diventa un luogo strategico dove applicare pratiche a basso impatto ambientale: gestione efficiente delle risorse, riduzione dei rifiuti, controllo delle emissioni e tutela della qualità dell’aria e del rumore durante la fase esecutiva. I CAM prescrivono procedure e controlli precisi per minimizzare l’impatto negativo proprio in questa fase critica.
Il terzo ambito riguarda i prodotti e materiali utilizzati, con requisiti che favoriscono la scelta di componenti a basso impatto ambientale, riciclati o riciclabili, con attenzione all’intero ciclo di vita e alla tracciabilità. Si promuovono anche materiali di origine naturale e processi produttivi virtuosi, in linea con i principi dell’economia circolare.
Infine, il quarto ambito copre la gestione e manutenzione dell’opera nel tempo. I CAM sottolineano l’importanza di piani di manutenzione sostenibili, che garantiscano la durabilità e l’efficienza ambientale delle infrastrutture verdi e del verde urbano nel lungo periodo, prevenendo degradi e costi ambientali futuri.
Con l’arrivo del DNSH (Do No Significant Harm), inserito nel quadro dei finanziamenti europei e del PNRR, il livello di attenzione ambientale è ulteriormente cresciuto. I DNSH non si limitano a prescrivere criteri isolati, ma impongono un approccio sistemico che considera le principali matrici ambientali — suolo, acqua, biodiversità, inquinamento — come un sistema interconnesso. In questo contesto, i sei principi DNSH rappresentano una guida fondamentale per valutare che un progetto non arrechi danni significativi all’ambiente e anzi contribuisca a migliorarlo.
Il confronto e l’integrazione tra CAM e DNSH risulta imprescindibile per una progettazione sostenibile del verde urbano. I CAM forniscono regole tecniche e prescrizioni specifiche, mentre i DNSH richiedono una lettura più ampia e trasversale, in cui l’adattamento climatico assume un ruolo centrale e strategico.
Il contributo del verde pensile alla sostenibilità secondo CAM e DNSH
Il verde pensile, come componente innovativa delle infrastrutture verdi urbane, può contribuire in modo significativo a rispettare e valorizzare sia i CAM sia i DNSH. Per esempio, i CAM fissano requisiti volti a migliorare la permeabilità del suolo, incentivare la depavimentazione e promuovere soluzioni di verde urbano, quali il verde pensile, con particolare attenzione al loro corretto impatto ambientale.

Un verde pensile progettato correttamente secondo la norma UNI supporta la gestione sostenibile del ciclo idrico, garantendo reale capacità di ritenzione, drenaggio e infiltrazione delle acque piovane, evitando così problemi di sovraccarico delle reti di smaltimento e di allagamenti. Inoltre, sotto il profilo climatico, mentre i CAM considerano parametri come il Solar Reflectance Index (SRI) per valutare la capacità delle superfici di riflettere la radiazione solare, i DNSH richiedono un’analisi più approfondita del contributo della vegetazione al raffrescamento urbano, attraverso processi naturali quali evapotraspirazione, ombreggiamento e sfasamento termico.
Il verde pensile contribuisce inoltre all’efficienza nell’uso dell’acqua, favorendo l’adozione di sistemi di accumulo e riuso, nonché di irrigazione intelligente, in linea con le indicazioni di entrambi gli strumenti normativi.
Tuttavia, la piena valorizzazione di questi benefici richiede un cambiamento di approccio, superando metodi di verifica standardizzati e spesso formali, per adottare analisi tecniche più approfondite e contestualizzate.
I sei principi DNSH e la centralità dell’adattamento climatico
I DNSH individuano sei principi ambientali che devono essere integrati nella progettazione:
- Mitigazione dei cambiamenti climatici
- Adattamento ai cambiamenti climatici
- Uso sostenibile e protezione delle risorse idriche e marine
- Economia circolare
- Prevenzione e riduzione dell’inquinamento
- Protezione della biodiversità e degli ecosistemi

Albero delle decisioni per l’analisi di conformità al principio del DNSH
Tra questi, l’adattamento ai cambiamenti climatici si configura come il fulcro operativo e culturale per garantire la resilienza e la durabilità delle infrastrutture verdi nel tempo. È necessario progettare sistemi in grado di affrontare le criticità future, come eventi meteorici estremi, ondate di calore e variazioni delle risorse idriche, integrando suoli permeabili, infrastrutture verdi e blu, ombreggiamento naturale e materiali drenanti.
Il ruolo proattivo del progettista
Infine, è importante sottolineare che CAM e DNSH non devono essere percepiti come meri adempimenti burocratici, bensì come strumenti volti a guidare la qualità ambientale degli interventi. Il progettista ha un ruolo attivo e centrale, che passa per l’integrazione delle competenze, la documentazione rigorosa e la proposta di soluzioni innovative. È necessario instaurare un dialogo continuo con le stazioni appaltanti, i RUP, i validatori e i ministeri, al fine di evitare l’appiattimento normativo su indicatori rigidi, proporre alternative tecniche equivalenti o migliori e favorire l’aggiornamento normativo con esempi concreti e best practice.
Solo così è possibile realizzare opere verdi urbane che siano sostenibili, resilienti e coerenti con le sfide poste dal cambiamento climatico e dagli obiettivi ambientali europei.
Noi di Harpo verdepensile, attraverso Harpo Academy, confermiamo il nostro impegno concreto nel promuovere un dialogo costante tra competenze e normativa, per trasformare la conoscenza in soluzioni progettuali efficaci e sostenibili.

