Nel centro storico di Milano, in Corso Venezia 52, il Giardino della Fondazione Luigi Rovati rappresenta un caso studio particolarmente interessante per chi si occupa di progettazione del paesaggio impiegando la tecnologia del verde pensile come infrastruttura tecnica di collegamento tra landscape e architettura. Il progetto del landscape degli spazi esterni che in parte insistono sulla copertura di sale interrate, sviluppato all’interno della riqualificazione architettonica firmata da MCA-Mario Cucinella Architects, sviluppato dell’arch. Marilena Baggio-Studio GREENCURE, dimostra come la tecnologia, l’innovazione, l’impiego di substrati tecnogenici consenta al progettista di realizzare in spessori contenuti, pesi alleggeriti soluzioni ad elevate performance per garantire risultati certi, duraturi e gestione idraulica ineccepibile. Il verde pensile quando è tecnologia a servizio del risultato atteso dalla progettazione assume un ruolo non soltanto estetico ma diventa parte integrante del progetto architettonico in continuità con lo spazio museale.
L’intervento insiste su un’area vincolata di circa 1.200 mq, collocata sopra gli ambienti ipogei del museo. Il giardino non è quindi un semplice spazio aperto sovrastante, ma una copertura tecnica articolata, caratterizzata da geometrie complesse, quote variabili e superfici curve. Le tre cupole ellittiche emergenti dalla copertura ipogea generano infatti rilievi fino a +0,50 m che modificano continuamente pendenze, spessori e comportamento idraulico del sistema.
In questo contesto, il ruolo della stratigrafia Harpo verdepensile è stato determinante per garantire la compatibilità tra esigenze strutturali, drenaggio, continuità vegetazionale e qualità paesaggistica. Il sistema installato è composto da membrana impermeabile antiradice, feltro di protezione, elemento drenante e di accumulo idrico, geotessile filtrante e substrati alleggeriti della linea TerraMediterranea, calibrati in funzione delle specie vegetali previste. La necessità principale era garantire una percolazione controllata dell’acqua meteorica, resa possibile anche grazie alle prestazioni dei substrati tecnici impiegati.
In questo contesto, il substrato non è solo supporto di crescita, ma elemento tecnico in grado di regolare ritenzione idrica, drenaggio e condizioni chimico-fisiche del sistema.

Dal punto di vista tecnico, il progetto evidenzia una delle principali criticità dei giardini pensili intensivi realizzati sopra volumi ipogei: la gestione della continuità ecologica e percettiva tra terreno naturale e copertura artificiale. Nel caso della Fondazione Rovati, il giardino pensile è infatti direttamente connesso ad aree verdi esistenti in piena terra. Questo comporta il rischio di percepire una discontinuità vegetazionale dovuta alle differenti caratteristiche fisiche e chimiche dei substrati rispetto ai terreni naturali.
Per evitare questo effetto, il progetto ha lavorato sulla costruzione di una transizione graduale tra le diverse condizioni pedologiche. I substrati Harpo sono stati selezionati e modulati in funzione delle esigenze botaniche e della relazione con il suolo esistente, introducendo caratteristiche intermedie capaci di attenuare il passaggio tra verde pensile e verde radicato in piena terra. Il tema non era quindi soltanto prestazionale, ma anche percettivo e paesaggistico: rendere il sistema tecnico invisibile all’occhio dell’utente finale.
Particolarmente interessante è la scelta di utilizzare differenti tipologie di substrato Harpo verdepensile – per un approfondimento sui substrati Harpo leggi qui – in relazione alle specie vegetali previste. Le zone dedicate alle acidofile e alle specie ombrofile richiedevano infatti valori di pH specifici, elevata capacità di ritenzione idrica e una buona dotazione organica. All’interno del progetto sono stati inseriti esemplari arborei adulti come Fagus sylvatica ‘Dawyck’, Magnolia campbellii ‘Alba Chiverton’, Tilia platyphyllos, oltre a un articolato piano arbustivo con camelie, ortensie, nandine, convallarie, ellebori e vinca minor.

La gestione di apparati radicali importanti sopra una struttura ipogea ha imposto un controllo molto accurato del peso saturo del pacchetto tecnologico. In questi casi il substrato non può essere considerato un semplice supporto di crescita, ma un materiale tecnico con precise prestazioni meccaniche, idrauliche e agronomiche. La scelta di substrati alleggeriti ha consentito di mantenere il carico compatibile con le strutture sottostanti senza compromettere capacità drenante, disponibilità idrica e stabilità nel tempo.
Un altro elemento rilevante riguarda la modellazione topografica del giardino. Le cupole verdi non vengono trattate come semplici emergenze tecniche da mascherare, ma diventano parte della composizione paesaggistica. I piccoli movimenti di terra che ricoprono le strutture ipogee dialogano direttamente con la sezione museale sottostante, trasformando il tetto del museo in un paesaggio costruito. In questo senso il verde pensile assume una funzione architettonica tridimensionale, contribuendo alla definizione spaziale del progetto.
Il tappeto erboso in Festuca arundinacea risponde invece a precise esigenze manutentive e climatiche. La specie garantisce infatti buona resistenza alla siccità, tolleranza al calpestio e ridotta necessità irrigua, caratteristiche fondamentali in un contesto urbano soggetto a crescente stress termico e limitazioni nella gestione delle risorse idriche. La scelta si inserisce all’interno di un approccio progettuale orientato alla resilienza climatica e alla sostenibilità gestionale del verde.

Dal punto di vista prestazionale, il sistema Harpo verdepensile ha contribuito in maniera significativa all’ottenimento della certificazione LEED Gold conseguita nel 2023 dall’intero complesso museale. In particolare, le funzioni di laminazione delle acque meteoriche, protezione delle strutture impermeabili, mitigazione dell’isola di calore e incremento della biodiversità urbana hanno rappresentato elementi centrali nel bilancio ambientale dell’intervento.
Il Giardino della Fondazione Luigi Rovati dimostra come il verde pensile, in contesti complessi e vincolati, diventa una infrastruttura tecnica multilayer, capace di integrare requisiti strutturali, idraulici, agronomici, ecologici e paesaggistici all’interno di un unico sistema performante. La qualità finale del paesaggio deriva, infatti, anche dalla capacità del sistema tecnologico di sostenere nel tempo biodiversità, drenaggio, sviluppo radicale e stabilità ecologica dell’intervento.
