I tetti verdi a prato naturale sono una soluzione a elevata biodiversità

Le linee guida ministeriali “Verde pensile: prestazioni di sistema e valore ecologico” (ISPRA 2012) esplicitano come il verde pensile tecnologico – se correttamente progettato e realizzato seguendo come riferimento tecnico e strategico la norma UNI 11235  – offra la possibilità di mitigare molti degli impatti antropici sull’ecosistema perché :

  • favorisce il ripristino del ciclo dell’acqua.
  • contribuisce alla riduzione dell’isola di calore urbana.
  • combatte l’inquinamento e l’effetto serra.
  • attiva processi “a favore della biodiversità”, perché crea contesti in grado di ospitare molte specie animali e vegetali riproducendo le prestazioni tipiche di un suolo naturale ricoperto di vegetazione.

Affinché gli effetti del sistema a verde pensile siano rilevanti è necessario che la progettazione e la realizzazione tengano in considerazione una serie di requisiti biologici ed ecologici; è opportuno infatti: 

  • prevedere l’impiego di piante autoctone e selvatiche. 
  • diversificare gli ambienti in copertura ricreando almeno tre diverse tipologie di vegetazione con rispettivamente 3 differenti spessori di substrato. 
  • sviluppare un progetto che sia conforme con la vegetazione potenziale del sito di intervento o in alternativa con habitat o piccole nicchie ecologiche rare nel territorio prossimo, contribuendo in questo modo al sostenimento dell’ecomosaico.
  • realizzare il verde pensile in modo da metterlo al servizio della connettività ecologica tra gli ambienti circostanti: ciò richiede uno studio approfondito della flora e della fauna locale. 

Per ottenere le massime prestazioni dai nostri sistemi il nostro laboratorio interno di ricerca e sviluppo opera in sinergia con le migliori Università italiane, con Istituti di ricerca e aziende per progettare prodotti e tecnologie a verde pensile a elevata performance adatti al clima mediterraneo. 

Dalla nostra ultradecennale collaborazione con Semenostrum – azienda udinese specializzata nella produzione di sementi di specie selvatiche erbacee autoctone italiane – nasce il nostro sistema a prato naturale, un potente strumento a disposizione del progettista per realizzare coperture a verde pensile a elevata biodiversità in clima mediterraneo. 

La titolare dell’azienda è Silvia Assolari, dottore in Scienze Biologiche specializzata in botanica ed ecologia con un Dottorato di ricerca in Economia, Ecologia e Tutela dei Sistemi Agricolo e Paesistico-Ambientali. 

Durante il dottorato, Silvia si è occupata dello studio degli ambienti con maggior grado di naturalità presenti nel paesaggio agrario, come boschi, siepi e in particolare prati e partecipa a fiere e convegni con l’obiettivo di divulgare le caratteristiche delle specie selvatiche italiane. 

L’abbiamo incontrata per approfondire le peculiarità della sua azienda e del suo lavoro.

Racconta Silvia Assolari: “SemeNostrum nasce come spinoff dell’Università degli Studi di Udine per rendere disponibili sul mercato le specie selvatiche autoctone e, grazie al loro utilizzo, poter ricreare coperture vegetali coerenti con il contesto ecologico in cui vengono inserite. Per non depauperare le risorse ambientali SemeNostrum, moltiplica le sementi di specie selvatiche, in pieno campo, assicurandosi di non selezionarle al fine di mantenere inalterate le caratteristiche delle specie selvatiche, e contemporaneamente questa attività consente di conoscere sempre meglio le specie selvatiche stesse, le loro caratteristiche e comportamenti. Questo ci permette di creare miscugli con sempre maggior biodiversità, sempre più simili agli ambienti naturali.  Spesso infatti le persone non conoscono le specie selvatiche, per cui si aspettano cose impossibili o ecologicamente errate, e in queste situazioni è di fondamentale importanza spiegare quali sono le reali caratteristiche. Ciò che spesso non consideriamo è che la mancanza di conoscenza di queste specie ci fa perdere anche parte della nostra cultura, basti pensare agli usi tradizionali di queste piante: officinali, edibili, aromatiche, tintorie. La mia azienda opera in un continuo dialogo tra ricerca e produzione ed è importante verificare i risultati che danno i miscugli utilizzati in rapporto alle diverse situazioni. Per cui è stato naturale cooperare con un’azienda come Harpo verdepensile per monitorare il comportamento delle specie selvatiche nelle realizzazioni a tetto verde nel tempo, al fine di poter dare anche indicazioni sulla corretta gestione, fattore fondamentale che garantisce la durata della realizzazione.

Ricordi come è avvenuto l’incontro con la nostra azienda? 

“Mi avete contattato oramai più di una decina di anni fa per comprendere quali specie selvatiche potevano essere utilizzate sui tetti verdi in un clima come quello dell’Italia che spesso è arido; nei paesi del Nord Europa si faceva verde pensile da moltissimi anni ma con condizioni climatiche differenti. 

Tra le specie che io produco ne ho parecchie che vivono in un clima mediterraneo e che si possono adattare bene alle condizioni ambientali che si creano su un tetto verde; producendo specie della flora italiana, avevo quindi del materiale adatto al clima locale.

Così è iniziata una collaborazione fertile da cui nasce il sistema a verde pensile a prato naturale”. 

Come opera SemeNostrum in sinergia con il nostro reparto di ricerca e sviluppo ?

“Il nostro lavoro è una continua indagine! Abbiamo organizzato una serie di parcelle in un’area dei campi della mia azienda dove abbiamo seminato 9 anni fa il primo prato naturale, proprio con lo scopo di monitorarlo nel tempo, per capire le dinamiche che si creano in queste specifiche condizioni.

Recentemente abbiamo ulteriormente ampliato la nostra ricerca, seminando prato naturale su diversi tipi di substrato, per vedere come le diverse specie si sviluppano sui vari tipi di terriccio e quindi nelle diverse situazioni in cui verranno utilizzate La sfida per noi non è garantire ai nostri clienti un risultato nei primi 2-3 anni dopo la posa ma una durata dell’installazione nel medio-lungo termine. 

Se voglio un prato perenne, infatti, devo sapere che i problemi possono emergere anche dopo diverso tempo, perché la pianta non risponde al pH del terreno, alla sua granulometria, alla temperatura ma risponde all’insieme delle condizioni ambientali, che è una cosa molto diversa, molto più complessa. C’è bisogno di tempo per capire quale ‘miscuglio’ vegetale funziona meglio in determinate condizioni. Questo monitoraggio nel tempo del prato naturale su verde pensile ci permette di capire quali sono i maggiori problemi di gestione e rispondere anche a eventuali specifiche problematiche che si possono creare nelle diverse situazioni in cui si opera. 

Le miscele proposte da SemeNostrum per i nostri sistemi a prato naturale contengono almeno 20-30 specie selvatiche autoctone, e la composizione del miscuglio viene progettata sulla base della vegetazione potenziale del sito di intervento. L’azienda ha attualmente in coltivazione, nei campi alle porte di Udine, circa 130 specie tra cui scegliere per creare i miscugli su misura per ogni progetto. 

“Quando si crea un miscuglio è molto importante considerare anche gli aspetti ecologici, cioè i rapporti tra le specie, altrimenti la realizzazione non riesce a perdurare nel tempo.

Per spiegare questo, bisogna fare riferimento al concetto di associazione vegetale tipico della botanica.

Quando i botanici hanno studiato la vegetazione nel suo insieme si sono accorti che – a parità di condizioni ambientali – si trovano associate sempre le stesse specie, quindi la composizione di una vegetazione naturale non è affatto dovuta al caso, come spesso si tende a credere”, puntualizza Silvia Assolari.

Perché l’hanno chiamata associazione? 

“Perché le piante creano delle comunità che hanno un’ecologia diversa da quella delle singole specie. 

Combinandosi nei diversi tipi di vegetazione creano dei sistemi che permettono loro di sopravvivere in quella situazione specifica. È un lavoro di squadra, per questo le hanno chiamate associazioni. 

Da un punto di vista commerciale se l’obiettivo è vendere un prodotto con una durata di uno o due anni sono funzionali anche i miscugli commerciali, in cui prevale il criterio estetico nella scelta delle specie, e lo vediamo perché spesso troviamo associate specie tra loro incompatibili, perché vivono in natura in situazioni ambientali molto diverse.

Se l’obiettivo è garantire un risultato duraturo non si può prescindere da considerazioni ecologiche e dalle dinamiche naturali della vegetazione perché non possiamo intervenire sui rapporti esistenti tra le specie come competizione, mutualismo e simbiosi. L’ecologia è qualcosa che ci riguarda costantemente, agisce, ma non è qualcosa che posso vedere direttamente, ciò che vedo sono i risultati del suo agire. Ci preoccupiamo dell’ambiente ma non ne conosciamo le dinamiche e senza questa conoscenza non possiamo agire correttamente, per proteggerlo.”

Molta attenzione viene profusa dalla Dott.ssa Assolari alla divulgazione della conoscenza delle specie vegetali selvatiche intervenendo come relatrice dalla fiera di giardinaggio ai corsi di formazione per professionisti. Le specie selvatiche si possono usare in tanti ambiti e “non occorrono grandi superfici per creare un prato, che non dimentichiamolo è un intero ecosistema. Importante è invece scegliere le specie vegetali correttamente usando quelle appartenenti alla flora locale, e tra loro scegliendo quelle appartenenti al tipo di vegetazione che voglio ricreare. Solo così posso creare delle realizzazioni con la corretta biodiversità vegetale e, di conseguenza, creare una base valida per la biodiversità animale”. 

La Dott.ssa Assolari specifica: “Il verde pensile tecnologico a prato naturale in ambito urbano contribuisce a creare dei corridoi ecologici ovvero delle aree in città dove specie vegetali e animali riescono a ritrovare il loro habitat: sono oasi ad alta biodiversità. 

Bisogna però avere consapevolezza sulle specie da inserire in un determinato luogo, usare specie alloctone perché interessanti dal punto di vista ornamentale, può diventare un danno per l’ambiente in quanto queste ultime possono diventare invasive, cioè riprodursi in modo incontrollato nell’ambiente e finendo per sostituirsi alle specie della nostra flora.  Pensando di aiutare l’ambiente, perché abbiamo seminato delle specie da fiore, rischiamo di fare gravi danni all’ambiente. “Per me la divulgazione è importante perché molte persone in totale buona fede credono di fare la cosa giusta è invece non è così, ma a causa di questo, molto più spesso di quanto si creda, si fanno danni all’ambiente.

Con voi di Harpo verdepensile abbiamo una collaborazione che ci permette di lavorare in sinergia per sviluppare know how ed esperienza, per consigliare i clienti in modo puntuale perché insieme abbiamo sperimentato e testato all’interno dei campi di SemeNostrum cosa succede quando utilizziamo determinate specie, cosa funziona e cosa invece può creare più problemi”.

Il contributo di SemeNostrum continua anche dopo la semina, durante la gestione del prato. 

“Io chiedo sempre ai miei clienti di contattarmi per qualsiasi necessità. Mi piace il feedback, mi aiuta a imparare perché lavoro con un ‘materiale’ che nessuno conosce completamente. Io cerco di trasmettere molte informazioni al cliente; quando faccio un preventivo lo accompagno con un testo dove spiego come seminare e gestire il prato; cerco di fornire almeno le indicazioni di base fondamentali.

Questa è forse la parte più difficile del mio lavoro perché spesso devo confrontarmi con chi apprezza solo l’estetica di un prato e lo vuole tagliato sempre basso e magari anche sempre fiorito. 

Dimentichiamo che le piante sono organismi viventi, che fioriscono per potersi riprodurre, non perché a noi piacciono i fiori, e che se voglio vedere i fiori, l’erba non può restare bassa come quella di un tappeto erboso. Il prato naturale si sfalcia 1-2 volte all’anno e non bisognerebbe mai tagliarlo sotto i 5 cm perché i tagli rasi danneggiano le piante e in particolare le specie da fiore. 

Un altro errore è quello di non considerare i cicli vitali delle piante. Soprattutto nelle zone turistiche però vogliamo i fiori quando arrivano i turisti!  Di nuovo, ci scontriamo con un problema culturale, di limitata consapevolezza ambientale e scarsa conoscenza dei cicli della natura. 

In un clima mediterraneo la maggior parte delle specie fiorisce prima dell’estate e non nel periodo più arido perché la fioritura comporta per la pianta un elevato sforzo che non può essere sostenuto durante il periodo estivo.. 

Ma sono molto fiduciosa: riscontro una sensibile crescita di interesse da parte delle persone verso l’ambiente”. 

Ricerca, innovazione continua e divulgazione delle competenze sono gli ingredienti del lavoro quotidiano della Dott.ssa Assolari e della sua azienda, fattori che ritroviamo nella nostra proposta di valore e che sono l’essenza stessa della nostra presenza sul mercato. https://www.harpoverdepensile.it/vision-mission-valori/

Affianchiamo all’attività di sviluppo e produzione un progetto strutturato di formazione continua e attiva per costruire competenze dirette a tutta la filiera. Harpo Academy  è la funzione che accompagna tutti gli stakeholders – investitori, progettisti e manutentori – in un processo di formazione attiva. 

Consulta la nostra pagina corsi e seminari per partecipare a uno dei nostri incontri ( link pagina corsi e seminari ).

https://www.harpoverdepensile.it/basi-scientifiche/biodiversita-e-valore-ecologico/

https://www.harpoverdepensile.it/visualizza/sistemi-e-prodotti/sistemi-a-verde-pensile/estensivo-a-prato-naturale/

https://www.harpoverdepensile.it/visualizza/sistemi-e-prodotti/sistemi-a-verde-pensile/estensivo-a-perenni/