Verde pensile e politiche europee: intervista a Vera Enzi-Zechner, vicepresidente EFB

In quanto innovatori e produttori di sistemi per il verde pensile in Harpo verdepensile promuoviamo da sempre il suo valore come strumento in grado di contribuire in modo concreto alle strategie di adattamento climatico e rigenerazione urbana. La nostra prospettiva ci porta a guardare al verde pensile come a una tecnologia ad alte prestazioni, in cui gestione delle acque meteoriche, efficienza energetica e incremento di biodiversità si intrecciano in modo misurabile e verificabile. All’interno di questa visione riteniamo fondamentale confrontarci con i protagonisti europei che stanno definendo il quadro tecnico e normativo delle soluzioni basate sulla natura. Per questo abbiamo intervistato Vera Enzi-Zechner, ingegnera della vegetazione, vicepresidente della European Federation of Green Roof and Green Wall Associations (EFB), una delle figure di riferimento nel dibattito internazionale sul futuro del settore. 

Vera Enzi-Zechner

Oggi, nel ruolo di vicepresidente di EFB, rappresenta un punto di riferimento nel dibattito internazionale sulle NBS. Per noi di Harpo verdepensile è particolarmente significativo osservare come ricerca, sperimentazione e impegno istituzionale possano fondersi in un unico percorso professionale.
Il suo percorso, infatti, dalle prime esperienze accademiche fino alle attività di ricerca e innovazione, costituisce la base per comprendere l’impegno che oggi la vede protagonista a livello europeo. Lo descrive con precisione la stessa Vera Enzi:

«Sono landscape planner e vegetation engineer per formazione, consulente NBS per passione. Negli ultimi quindici anni ho guidato ricerca e implementazione di tetti verdi, pareti verdi, soluzioni sponge-city e sistemi biosolari: prima come ricercatrice alla BOKU di Vienna nel campo delle prestazioni misurabili delle NBS, poi come CEO di un laboratorio di innovazione in Austria che ha coinvolto oltre 300 partner pubblici, privati e di ricerca, e oggi come vicepresidente della European Federation of Green Roof and Green Wall Associations (EFB), rappresentando l’Austria.
Ho studiato pianificazione del paesaggio presso BOKU- University of Life Sciences Vienna di Vienna, dove la mia tesi di laurea magistrale ha esplorato il tema delle pareti verdi e la massimizzazione dei benefici misurabili. Subito dopo mi sono unita al gruppo di ricerca in ‘vegetation engineering’ per sviluppare strumenti in grado di misurare le prestazioni di queste tecnologie. Come vegetation engineer ho poi co-fondato un laboratorio di innovazione austriaco, collaborando con oltre 300 partner tra industria, ricerca e settore pubblico. Questo lavoro sul campo – sperimentando tetti verdi, sistemi ibridi biosolari e rain-garden – ha rafforzato la mia convinzione che le NBS multifunzionali siano fondamentali per città sane e resilienti.
Fin da subito ho collaborato con i team municipali di adattamento climatico a Vienna e in altre città, occupandomi di comunicazione, finanziamenti e politiche. Questa esperienza mi ha mostrato concretamente come le coperture verdi possano contemporaneamente regolare le temperature, gestire le acque meteoriche e rafforzare la biodiversità urbana. Da lì è nata la mia collaborazione con l’associazione nazionale austriaca per i tetti verdi, per poi entrare nel board di EFB nel 2018 con l’obiettivo di unire professionisti, ricercatori e decisori politici. Oggi guido l’attività di advocacy politica di EFB nei venti Paesi membri, lavorando per un approccio armonizzato, per meccanismi di finanziamento solidi e per l’integrazione dei tetti verdi nei quadri normativi europei e nei piani nazionali.»

In un’organizzazione come EFB, che riunisce le associazioni nazionali del verde pensile e verticale di venti Paesi, le priorità non si limitano a dichiarazioni di principio, ma si traducono in strumenti che incidono concretamente sulla pratica progettuale e regolatoria. In Harpo verdepensile sperimentiamo quotidianamente quanto sia decisivo, anche nel nostro Paese, disporre di criteri chiari e di linee guida armonizzate: senza un linguaggio tecnico condiviso, la qualità dei progetti e la loro durabilità nel tempo rischiano di essere compromesse. È in questo quadro che Vera Enzi precisa:

Documento “Benefits of Green Buildings” (EFB-GSG, 2025)

«Le mie priorità si concentrano sulla creazione di un ambiente politico favorevole per infrastrutture verdi di alta qualità e sul supporto ai membri nazionali nell’adozione di policy e innovazione. Questo significa, innanzitutto, lavorare all’armonizzazione di standard e linee guida di progettazione e prestazione tra gli Stati membri. Un passo importante in questa direzione è rappresentato dal recente rapporto “Benefits of Green Buildings” (EFB-GSG, 2025), disponibile su efb-greenroof.eu. Il documento riassume in modo sistematico le evidenze sui benefici misurabili di tetti e pareti verdi – dalla gestione delle acque meteoriche al miglioramento dell’efficienza energetica e della biodiversità – e fornisce una base scientifica utile per sviluppare politiche e strumenti tecnici armonizzati in tutta Europa. È un esempio concreto di come EFB stia traducendo la ricerca in strumenti operativi, collegando scienza, standardizzazione e pratica progettuale.

Significa anche introdurre criteri obbligatori basati sulla biodiversità per tetti e pareti verdi e, più in generale, promuovere pratiche nature-positive lungo l’intera filiera. Un ulteriore obiettivo è l’integrazione di tetti e pareti verdi nella riformulazione delle Direttive EPBD (Energy Performance of Buildings Directive) ed EED (Energy efficiency directive), con misure di facilitazione a livello nazionale. Infine, ritengo centrale lo sviluppo e l’integrazione di uno schema di certificazione capace di tracciare gli esiti ecologici e, allo stesso tempo, di costruire partnership pubblico-private.»

Negli ultimi anni le politiche comunitarie hanno progressivamente riconosciuto il ruolo delle soluzioni basate sulla natura, inserendole in strategie e direttive che riguardano energia, biodiversità, gestione delle acque e finanza sostenibile. Per chi, come noi, sviluppa e fornisce sistemi tecnologici per il verde pensile, la capacità di interpretare e recepire in anticipo questi riferimenti normativi è cruciale: significa offrire a progettisti e committenti soluzioni coerenti con le direttive europee e in linea con i criteri di finanziabilità che ne derivano. Su questo punto Vera Enzi osserva:

«Tetti e pareti verdi sono oggi inclusi in diversi strumenti dell’Unione Europea, come:

  • la Strategia per le Infrastrutture Verdi del 2013, che promuove reti di aree naturali e semi-naturali, includendo esplicitamente anche le coperture e le pareti verdi;
  • la Strategia UE per la Biodiversità 2030 e il Regolamento sul Ripristino della Natura, che fissano obiettivi di ripristino ecosistemico a cui tetti e pareti verdi possono contribuire;
  • l’aggiornamento di EPBD- Energy Performance of Buildings Directive ed EED- Energy Efficiency Directive, che propone di attribuire crediti ai tetti verdi per gli obiettivi di efficienza energetica e adattamento;
  • la Direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane e la EU Taxonomy, che includono queste tecnologie.
    Iniziative e fondi emergenti, come il New European Bauhaus, le missioni di Horizon e i progetti NBS finanziati dal programma LIFE, confermano inoltre la transizione da un’adozione volontaria a un’integrazione incentivata e, in prospettiva, potenzialmente obbligatoria. Alcuni strumenti sono in arrivo, come ad esempio l’Affordable Housing and Circular Economy Act (2026)

Il riconoscimento politico delle soluzioni basate sulla natura non significa che la loro adozione sia priva di difficoltà. La diffusione del verde pensile incontra infatti ancora ostacoli di natura normativa, economica e amministrativa, che rallentano il salto di scala necessario. Anche nel contesto italiano riscontriamo molte delle criticità richiamate da EFB: definizioni non uniformi, classificazioni riduttive, procedure frammentate e incentivi non sempre adeguati. Per la nostra azienda questo significa lavorare con ancora maggiore impegno sulla formazione tecnica e sulla divulgazione di strumenti che permettano di valutare correttamente i benefici multipli dei sistemi a verde pensile.

Su questo punto, Vera Enzi sottolinea che, in effetti: «permangono diversi ostacoli. Anzitutto le definizioni di tetti e pareti verdi – e, più in generale, delle soluzioni basate sulla natura – non sono coerenti nei diversi Stati membri, con la conseguenza di processi di autorizzazione frammentati. A questo si aggiunge la tendenza a classificare i tetti verdi come elementi opzionali o meramente estetici nei codici edilizi nazionali, invece che come componenti strutturali a pieno titolo degli edifici. Vi sono poi i costi iniziali aggiuntivi, legati all’impermeabilizzazione, al rinforzo strutturale e alla manutenzione professionale, che raramente trovano adeguati incentivi economici, soprattutto negli interventi di riqualificazione. Un’ulteriore difficoltà deriva dalle regolamentazioni parallele o settoriali che riguardano la gestione delle acque, l’efficienza energetica e la biodiversità, che non dispongono di percorsi di approvazione coordinati. Le stesse capacità amministrative e la consapevolezza delle autorità locali risultano disomogenee, creando disparità nell’attuazione delle misure. Infine, manca ancora una dotazione di strumenti di valutazione della performance in grado di superare i limiti delle tradizionali analisi costi-benefici e di cogliere appieno la molteplicità dei benefici offerti dalle NBS.»

Uno degli aspetti più interessanti del verde pensile è la sua capacità di collocarsi al crocevia di diversi ambiti di policy: gestione idrica, efficienza energetica, biodiversità e uso del suolo. Come Harpo verdepensile sappiamo bene che questa multidimensionalità è ciò che rende i sistemi realmente strategici per le città contemporanee. Abbiamo quindi chiesto a Vera Enzi di approfondire in che modo tetti e pareti verdi interagiscono con questi diversi regimi normativi e di pianificazione a livello europeo.

«Tetti e pareti verdi si collocano all’intersezione di diverse aree politiche. Dal punto di vista della gestione delle acque, funzionano come Sustainable Urban Drainage Systems (SUDS), trattenendo e immagazzinando fino al 60–100% delle precipitazioni e riducendo i picchi di deflusso, in linea con la Direttiva Quadro sulle Acque. Sul fronte energetico, grazie all’isolamento e all’ombreggiamento, possono ridurre i carichi di raffrescamento degli edifici dal 20 al 50% e i fabbisogni di riscaldamento dal 10 al 30%, in coerenza con gli obiettivi di EPBD ed EED. Ulteriori benefici si ottengono quando queste soluzioni vengono combinate con impianti solari, aumentando al tempo stesso la biodiversità. Anche sotto il profilo ecologico il loro contributo è rilevante: se ben progettati, forniscono habitat specifici per impollinatori e uccelli, contribuendo agli obiettivi della Strategia UE per la Biodiversità, e l’applicazione di tecniche come l’Animal Aided Design rafforza ulteriormente questo approccio. Infine, rispetto all’uso del suolo, aiutano le città a rispettare l’ambizione europea del “no net land take” (un obiettivo dell’Unione Europea che vuole azzerare il consumo netto di suolo entro il 2050), creando nuove superfici ecologiche sopra strutture esistenti e contribuendo così agli obiettivi del Regolamento sul Ripristino della Natura per incrementare le aree verdi urbane entro il 2030.»

Il futuro del settore sarà segnato dall’evoluzione delle politiche europee e dall’attivazione di strumenti finanziari mirati a consolidare l’innovazione. Per chi, come noi, è impegnato nello sviluppo di sistemi tecnologici, questo scenario significa prepararsi a standard più esigenti e a criteri di qualità sempre più verificabili. La solidità tecnica e la misurabilità delle prestazioni saranno le condizioni essenziali per rispondere alle nuove richieste del mercato e della normativa. In prospettiva, Vera Enzi sottolinea: 

Extensive roof greening«Guardando avanti, le principali leve politiche riguardano diversi ambiti tra loro complementari. Un primo aspetto è l’inserimento nelle direttive EPBD ed EED di criteri obbligatori e standardizzati per le soluzioni basate sulla natura, ad esempio in relazione al comfort estivo e alla sostituzione di schermature tecniche. A questo si affianca l’adozione di un quadro europeo dedicato alle NBS, potenzialmente collegato alla futura agenda europea per la salute del suolo, con l’obiettivo di snellire procedure di approvazione e meccanismi di finanziamento. 

Un ulteriore passo avanti sarà l’estensione della Sustainable Finance Taxonomy, così da riconoscere tetti e pareti verdi come investimenti ammissibili in chiave di resilienza climatica e adattamento. In parallelo, sarà importante favorire l’attuazione di pratiche nature-positive attraverso strumenti come le Environmental Product Declaration e il prossimo Circular Economy Act. Grande rilievo avrà anche il rafforzamento dei partenariati pubblico-privati, utilizzando strumenti di finanza mista e green bond per ridurre i rischi legati ai progetti su larga scala. Infine, sarà determinante la creazione di un NBS Innovation Accelerator europeo, con strutture dedicate alla preparazione dei progetti e programmi di mentoring, per colmare il divario che ancora separa la ricerca dall’applicazione di mercato. Misure di questo tipo aprirebbero nuove opportunità di investimento per gli sviluppatori immobiliari sostenibili, favorirebbero la collaborazione tra settori diversi e accelererebbero la diffusione dei tetti verdi in tutta Europa.»

Dalle parole di Vera Enzi emerge con chiarezza come i sistemi a verde pensile tecnologico stiano consolidando la loro posizione nel quadro politico europeo: infrastrutture strategiche, riconosciute e integrate nelle politiche urbane di adattamento climatico e rigenerazione. Questa evoluzione segna un cambio di paradigma: ciò che fino a pochi anni fa era confinato a pratiche pionieristiche oggi entra nei quadri normativi, nei programmi di finanziamento e nelle strategie di pianificazione delle città.

Noi leggiamo in questa traiettoria la conferma del nostro impegno: continuare a sviluppare soluzioni tecniche affidabili, basate sulla misurabilità delle prestazioni, in linea con le direttive europee e con le esigenze di chi progetta e realizza. Allo stesso tempo, riconosciamo che la sfida non è soltanto tecnica ma culturale: costruire una visione condivisa in cui il verde pensile sia parte integrante delle infrastrutture urbane, capace di generare benefici misurabili per l’ambiente, per l’economia e per la qualità della vita.